Sistema immunitario VS Coronavirus

I coronavirus sono virus RNA avvolti a singolo filamento, il che significa che il loro genoma è costituito da un filamento di RNA (piuttosto che dal DNA) e che ogni particella virale è avvolta in un “involucro” proteico. Tutti i virus fanno praticamente la stessa cosa: invadono una cellula e scelgono alcuni dei suoi componenti per fare molte copie di se stessi, che quindi infettano altre cellule. Ma la replicazione dell’RNA in genere manca dei meccanismi di correzione degli errori che le cellule impiegano quando copiano il DNA, quindi i virus dell’RNA commettono errori durante la replicazione. I coronavirus hanno il genoma più lungo di qualsiasi virus RNA – costituito da 30.000 lettere o basi – e più materiale copia un patogeno, maggiore è la possibilità di errori. Il risultato è che questi virus mutano molto rapidamente. Alcune di queste mutazioni possono conferire nuove proprietà, come la capacità di infettare nuovi tipi di cellule o persino nuove specie.

Poiché i CoV emergono periodicamente e imprevedibilmente, si diffondono rapidamente e inducono malattie infettive, diventano una minaccia continua per la salute umana. Ciò è particolarmente vero quando non esistono vaccini o farmaci approvati per il trattamento delle infezioni virali. Negli ultimi anni sono stati fatti profondi studi della risposta immunitaria innata ai virus. Questo tipo di risposta immunitaria inibisce la replicazione del virus, promuove la ripulita dal virus, induce la riparazione dei tessuti e innesca una risposta immunologica adattativa prolungata contro i virus. Sebbene un vaccino universale ampiamente protettivo sia considerato la massima protezione contro la diffusione del virus, lo sviluppo del vaccino può richiedere molto tempo. Per soddisfare l’esigenza urgente, dovremmo proporre misure terapeutiche efficaci utilizzando la conoscenza accumulata del nostro sistema immunitario.

Ma purtroppo i consigli che ci arrivano prorompenti sono solo quelli su come evitare la contaminazione dall’esterno.

Per non parlare del terrorismo mediatico che non spiega i veri meccanismi di questo virus ma solo “da i numeri” e statistiche su persone infette e decedute.

Le gente non sa nemmeno cos’è questo virus, ma conosce con precisione quanti morti e pazienti colpiti ci sono in Italia, nomi e cognomi e conoscono anche tutta la loro vita, morte e miracoli, si perchè “fa notizia”.

STOP

Facciamo un pò di cultura elementare e mal sana, adesso…

Gran parte della malattia causata dal Covid-19 è in realtà la reazione immunitaria indotta dal virus, ciò determinerà anche quanto aggressivo sia un virus e quanto il sistema immunitario dell’ospite sia efficiente, difensivo e preparato. Questo è il motivo per cui le condizioni fisiologiche di base sono così importanti.

La maggior parte delle persone che sono morte a causa del Covid-19 avevano comorbilità (coesistenza di più patologie) come malattie autoimmuni o infezioni secondarie, che possono diventare la causa della inefficienza del sistema immunitario per combattere un virus.

Naturalmente, lo scopo della risposta immunitaria è eliminare gli invasori, i virus lo sanno e possiedono contromisure. Questo fatto sembra essere ciò che caratterizza maggiormente i vari coronavirus. Questi virus sono strettamente correlati, ma hanno diverse proteine accessorie e si sono evoluti per ingannare vari aspetti della nostra risposta immunitaria innata. Alcuni ricercatori pensano che i pipistrelli ospitino i coronavirus perché non reagiscono con l’intensa risposta immunitaria che invece gli umani hanno. Molte molecole di segnalazione che allertano il nostro sistema immunitario sono soppresse nei pipistrelli, quindi non si ammalano. Invece di reagire, i pipistrelli mantengono una risposta di basso livello costante, che può contribuire all’evoluzione dei virus. Quindi i pipistrelli sono ottimi organismi di selezione per i virus che sono molto bravi a nascondersi, proliferare e “allenarsi ad evolversi”.

Tuttavia, le proteine accessorie sono tutt’altro che pienamente comprese. Possono essere rimosse da alcuni virus senza alcun effetto sulla capacità del virus di crescere. Alcuni ricercatori ritengono che le proteine accessorie influenzino la mortalità dei coronavirus. Ci sono stati studi con SARS in cui la rimozione di una proteina accessoria non ha modificato l’efficienza di replicazione del virus, ma è diventata meno patogena.

I coronavirus possiedono una certa capacità di correggere gli errori genetici che guidano la loro evoluzione, perché riescono a legarsi a nuovi recettori ed eludere la risposta immunitaria di nuovi sistemi, motivo per cui i coronavirus sono così bravi a saltare da una specie all’altra.

La risposta immunitaria di partenza dell’ospite coinvolto è la chiave di difesa per eliminare nell’immediatezza il virus. 

Un sistema immunitario debole, compromesso ed alterato sarà “ingannato” e messo a dura prova per combattere l’infezione, che potrà evolversi in complicanze anche gravi (come può succedere con qualsiasi altra forma influenzale virale più o meno aggressiva).

Il vero problema è che anche le più importanti istituzioni danno consigli solo di prevenzione per via esterna (igiene, contatto, evitare luoghi di massa, etc.). Non credo non siano importanti (anzi fondamentali per controllare la pandemia), ma non tanto quanto una prevenzione per via interna. E tutto inizia dall’intestino.

L’intestino è il luogo dove si ha la massima concentrazione del sistema immunitario; il che è facilmente comprensibile, se si pensa che deve difenderci da tutti gli antigeni che ingeriamo.

Nel nostro intestino vivono normalmente molti più batteri delle nostre stesse cellule, di numerose specie, interconnesse in un complesso sistema di relazioni.

Questo è il microbiota, che dalla nascita alla morte si forma e si modifica in relazione alla nostra alimentazione, le nostre abitudini, il nostro ambiente di vita e di lavoro, le malattie che ci colpiscono e le cure e farmaci che assumiamo, e in tutto questo il microbiota ha un ruolo attivo, dinamico. 

Si ritiene infatti che sia in grado non solo di contribuire alla digestione dei cibi e all’assorbimento di nutrienti essenziali, ma anche di facilitare il sistema immunitario nel riconoscere e neutralizzare potenziali minacce, contrastare la colonizzazione da parte di agenti infettivi patogeni e virus.

Per ripristinare o migliorare il nostro microbiota e di conseguenza il nostro sistema immunitario sono necessarie: dieta sana e bilanciata, regolare esercizio fisico e la giusta integrazione e idratazione.

DIETA 

Ricca di verdure fresche e fibrose, frutta in moderate quantità, carni magre, pesce azzurro, crostacei, frutti di mare, uova, cereali a chicco intero, patate e tuberi, formaggi magri e stagionati, latte crudo e proteine del siero, semi e noci, olio evo, erbe, spezie e aglio. Limitare prodotti raffinati e processati, farina 00, zucchero e derivati, oli trans (da vegetali resi solidi), insaccati, carni e pesci di allevamento intensivo, alcol.

ESERCIZIO

Fare esercizio fisico con pesi o contro resistenze, sport e movimento all’aperto sempre sotto il sole (utopia). L’attività fisica moderata regolare, aerobica come il cammino, la corsa, bicicletta, il nuoto combinata con esercizi fisici di forza (carico naturale e con sovraccarichi) sortisce effetti positivi sul sistema immunitario solo se praticata con regolarità minimo 3 volte a settimana e di durata dipendente da quanto intensa viene percepita.

Chi si dedica a questo tipo di attività corre un rischio più basso di contrarre infezioni rispetto ai sedentari o ai soggetti dediti a allenamenti eccessivi senza logica e programmazione o che si dedicano solo ad attività infinite di cardio brucia grassi e cervello. 

Ogni singolo momento dedicato all’attività fisica rafforza già il sistema immunitario, ma la somma totale di ogni seduta di allenamento nel tempo, con il giusto riposo, esercita sull’organismo un’azione protettiva ancora più importante.

IDRATAZIONE

Bere acqua e spesso, la disidratazione anche per brevi periodi, compromette il corretto funzionamento del nostro organismo per tutti i processi immunologici.

Lo stato di disidratazione inibisce la sintesi proteica rallentando così i principali fattori di difesa da organismi virali che coinvolgono tutte le cellule.

INTEGRAZIONE

Questo capitolo è un pò più lungo degli altri, scusate.

Ma al giorno d’oggi ritengo FONDAMENTALE l’integrazione di supplementi mirati e personalizzati per migliorare la qualità della vita in generale, quando di base si curano parallelamente tutti gli altri aspetti sopra citati.

Questi sono i miei 5 integratori PRIORITARI per rinforzare il sistema immunitario e vi spiego tutti i perché:

VITAMINA D

La vitamina D è una vitamina di origine steroidea coinvolta in diverse patologie autoimmuni e in grado di influenzare l’attività del nostro sistema immunitario.

Il cambiamento del nostro stile di vita, da popolo di agricoltori e allevatori, a uomini “da ufficio” ha portato a un deficit condiviso di questa vitamina.

La vitamina D è un potente regolatore del sistema immunitario: analisi genomiche hanno evidenziato che recettori della vitamina D sono frequenti in concomitanza a regioni del DNA associate alle malattie autoimmuni.

Un’analisi del 2013 in particolare ha evidenziato un’associazione in tal senso tra regioni del genoma ricche di recettori per la vitamina D e regioni del genoma che presentavano delle piccole alterazioni associate alle seguenti patologie, molte delle quali di origine autoimmune: spondilite anchilosante, sclerosi multipla, psoriasi, artrite psoriasica, artrite reumatoide, alopecia, lupus eritematoso sistemico, celiachia, morbo di crohn, morbo di basedow-graves, colangite biliare primitiva, diabete mellito di tipo 1, vitiligine, sclerodermia e colite ulcerosa. Tale trovata supporta ulteriormente l’ipotesi del coinvolgimento di questa vitamina nelle malattie autoimmuni.

Nell’agosto 2016, uno studio giapponese pubblicato sulla rivista specializzata “Clinical Nutrition” ha diffuso una scoperta sorprendente: tra le persone non vaccinate contro l’influenza, quelle con livelli normali di vitamina D si ammalano più raramente di chi ha invece livelli bassi.

Altri studi hanno evidenziato come il rischio di contrarre un raffreddore in chi è carente di vitamina D è più alto del 40% rispetto a chi ne assimila a sufficienza. Nei bambini giapponesi, la somministrazione di vitamina D ha ridotto del 40% il rischio di ammalarsi.

Secondo il modello immunologico attuale, per poter proteggere il corpo dalla minaccia di virus e batteri, le cellule T del sistema immunitario devono in primo luogo essere esposte a tracce dell’agente patogeno. Ciò avviene quando queste vengono “presentate” da altre cellule immunitarie dell’organismo, i macrofagi. Le cellule T si possono cosi legare al frammento e dividersi continuamente dando luogo a centinaia di copie identiche, tutte specializzate nel riconoscere e nel distruggere lo stesso agente esterno.

Quando una cellula T è esposta a un agente patogeno, espone un dispositivo di segnalazione noto come recettore per la vitamina D: ciò significa che la cellula T deve avere a disposizione la vitamina D, o l’attivazione cesserà. Se le cellule T non riescono a trovare sufficiente vitamina D nel sangue, non inizieranno mai ad attivarsi.

VITAMINA C  

La vitamina C viene accumulata nei globuli bianchi con una concentrazione fino a 80 volte superiore rispetto al livello del plasma, in modo da mettere a disposizione più vitamina nel luoghi dell’infezione e favorire i meccanismi di difesa. 

Viceversa la carenza di vitamina C può determinare una minore resistenza ad alcuni patogeni. Questo viene altresì dimostrato dal fatto che in caso di infezioni e stress le quantità di vitamina C nel plasma e nei globuli bianchi possono diminuire.

La vitamina C è in grado di aumentare la produzione dei fagociti, cellule capaci di assorbire gli agenti patogeni o di produrre enzimi atti alla loro degradazione. 

La vitamina C contribuisce a contrastare le infezioni da microrganismi patogeni perchè grazie all’acido ascorbico viene incrementato il numero e la vitalità dei linfociti T, con un rafforzamento generale di tutto il sistema immunitario.

GLUTAMMINA 

Agisce rinforzando il sistema immunitario enterico, utilissima la forma L-glutammina per chi presenta disbiosi o permeabilità intestinale.

La glutamina è un aminoacido non essenziale che si comporta da essenziale in particolari condizioni patologiche di ipercatabolismo (traumi, interventi chirurgici, infezioni) ed è quindi un nutriente essenziale.

In situazioni di deficit, quando nell’organismo aumenta il fabbisogno, la glutamina viene prelevata dai muscoli.

La glutamina ha mostrato anche la capacità di svolgere un ruolo protettivo sullo stomaco, mostrando effetti antiulcera e antigastrite.

Inoltre la sua carenza è correlata anche all’aumento dei sintomi di infezioni delle vie respiratorie.

Viene utilizzata come fonte energetica dal sistema immunitario per le sue cellule, particolarmente per Linfociti e Macrofagi.

E’ inoltre un importante elemento per la costruzione ed il mantenimento sia del tessuto muscolare sia di quello dell’intestino.

E’ fondamentale anche per il funzionamento del cervello, che la converte in acido glutammico.

Quando il sistema immunitario deve fare fronte al pericolo di una infezione, se i livelli di glutammina nell’organismo sono molto bassi, può trovarsi a corto di risorse per poter affrontare gli attacchi degli elementi estranei (virus, batteri, funghi, cellule tumorali, etc.).

Questa situazione di carenza si verifica in concomitanza di situazioni di stress fisico notevole o di malattia, dove vengono consumate anche le sue riserve muscolari.

Di conseguenza può esserci la probabilità di un maggiore rischio di progressione dell’infezione o della stessa malattia.

E’ stato dimostrato che la supplementazione di glutammina influisce positivamente sulla proliferarazione e sulla velocità di maturazione delle cellule Linfociti T del sistema immunitario.

RESVERATROLO

Molti studi sperimentali hanno messo in evidenza in questi ultimi anni i meccanismi di regolazione e il ruolo immunomodulatore del resveratrolo, sia in vivo che in vitro. 

Una review appena pubblicata su Nutrients, condotta da Lucia Malaguarnera del Dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche dell’Università di Catania, ha cercato di fare il punto sui meccanismi molecolari in cui entra il gioco il resveratrolo nel regolare la funzione immunitaria e sull’uso terapeutico in diverse malattie caratterizzate da infiammazione.

Il resveratrolo è un polifenolo naturale presente, per esempio, nell’uva, nei mirtilli, nel frutti di bosco, che svolge un ruolo importante in una grande varietà di attività biologiche.

Il suo effetto come immunomodulatore è stato dimostrato in vari modelli animali e in diverse linee cellulari. Nei roditori, il resveratrolo riduce le risposte infiammatorie nella peritonite, inverte l’immunosenescenza nei ratti anziani e migliora l’attività immunologica contro le cellule tumorali. Per quanto riguarda il sistema immunitario, gioca un ruolo nell’attivazione di macrofagi, cellule T e Natural killer.

Gli effetti sono il risultato della sua capacità di rimuovere le specie reattive dell’ossigeno (Ros), di inibire la cicloossigenasi (Cox) e di attivare molte vie biologiche a carattere anti-infiammatori.

Le proprietà antiossidanti, antibatteriche ed antivirali del resveratrolo sono in realtà solo l’ultima delle conferme scientifiche nel rafforzamento delle difese immunitarie necessarie nella prevenzione per combattere il virus influenzale.

Una ricerca tutta Italiana, dell’Università La Sapienza e Istituto superiore dl sanità, ha dimostrato le capacità antivirali di tale molecola, mentre uno studio già pubbicato su The Journal of lnfectious deseases evidenzia che ll resveratrolo è in grado di proteggere dal virus dell’influenza umana, e questo sia in colture cellulari che in vivo sugli animali, nel quale ha ridotto la mortalità del 60%.

Il resveratrolo aiuta l’organismo a combattere uno stato di stress ossidativo conseguente all’aumentata formazione di radicali liberi, soprattutto negli immunodepressi, per questo motivo, forme di integrazione con formulazioni da assumere per via orale possono consentire di mantenere un’ottimale efficienza del sistema immunitario, preparandolo ad affrontare virus ed infezioni batteriche.

PROTEINE DEL SIERO DEL LATTE (Whey protein)

Le 2 tra le più importanti frazioni proteiche contenute nel siero del latte che contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario sono la lattoalumina e la lattoferrina.

Lattoalbumina alfa e beta.

Studi scientifici suggeriscono che queste frazioni proteiche di lattoalbumina possono migliorare significativamente il sistema immunitario, aumentare i livelli di glutatione (potentissimo antiossidante) e possiedono proprietà antivirale (contro i virus), anti-apoptotica (impedire la morte delle cellule) e anti-tumorale negli esseri umani.

Lattoferrina.

E’ la frazione proteica più studiata del siero del latte con la capacità di legarsi al ferro, può aumentarne il trasporto e l’assorbimento.

Ha un’azione favorevole nel migliorare il sistema immunitario perché agisce inibendo l’azione di una serie di diversi organismi, tra cui batteri, lieviti, funghi, parassiti, escherichia coli, HIV, herpesvirus ed epatite C. 

Può avere un’attività probiotica, stimolando la crescita di batteri benefici nel tratto intestinale.

Sebbene sia un costituente del latte di mucca e umano, è presente in tutto il corpo e si trova presente in tutte le secrezioni che inumidiscono le mucose (saliva, lacrime, secrezioni bronchiali e nasali, bile, fluidi pancreatici) ed è un fattore essenziale della risposta immunitaria.

Non è ancora chiaro il meccanismo, ma si sa che rafforza la risposta immunitaria direttamente e indirettamente.

I recettori specifici della lattoferrina sono presenti nei linfociti, nei monociti e nei macrofagi.

Gli studi pubblicati sull’uso della lattoferrina come integratore e i suoi effetti sul sistema immunitario sono stati promettenti.

Le ricerche su varie specie animali hanno visto che l’ingestione di lattoferrina svolge effetti protettivi diretti sulla regolazione e modulazione del sistema immunitario.

Uno studio sui ratti, ha esaminato la risposta immunitaria da un endotossina nota per causare un grave shock settico.

L’alimentazione degli animali con lattoferrina, riduceva drammaticamente il tasso di mortalità di questa endotossina, migliorando al tempo stesso i parametri di risposta immunitaria.

Uno studio sui maialini ha mostrato una mortalità del 17% quando erano nutriti con lattoferrina ed iniettati con un’endotossina. La mortalità degli stessi saliva al 74 % senza integrazione di lattoferrina.

Due studi con volontari umani in buone condizioni di salute hanno dimostrato che l’ingestione di lattoferrina derivata dal latte di mucca ha avuto effetti immuno-regolatori positivi sui soggetti.

I ricercatori hanno concluso a tal proposito: “i dati suggeriscono che l’ingestione di lattoferrina bovina può essere applicata clinicamente per migliorare il sistema immunitario dei pazienti”.

Interessante anche notare che c’è una carenza sistemica di lattoferrina in chi è affetto da HIV.

Uno studio ha visto che la mancanza di lattoferrina riscontrata nelle cavità orali delle persone con HIV è strettamente collegato con le frequenti infezioni in quella zona del corpo spesso riscontrate nei pazienti con AIDS.

E’ stato anche visto che la lattoferrina ha potenti effetti antivirali contro la replicazione sia dell’HIV umano, sia del Citomegalovirus (CMV) in svariati studi in vitro senza alcun effetto citopatico sulle cellule sane.

Oltre all’HIV e al CMV, ulteriori studi hanno riscontrato che la lattoferrina inibisce l’infezione da Herpes Simplex di tipo 1 delle cellule sane. Quest’azione si verifica probabilmente bloccando le proteine virali e le interazioni immunitarie dirette, con le cellule killer naturali, con i linfociti e con i fagociti.

Non c’è dubbio che la lattoferrina sia una molecola fondamentale per il corpo e il sistema immunitario nella lotta contro i virus ed altri microbi e che potrebbe essere un integratore efficace per chi ha un’infezione virale.

IS NOT THE END

Altro concetto che viene sempre sotto-valutato è il ruolo degli ormoni e di tutto il sistema endocrino nel difenderci da infezioni, virus e malattie. Quando non abbiamo il corretto equilibrio ormonale (basta fare le analisi per scoprirlo) anche il sistema immunitario viene direttamente e fortemente compromesso.

Ma questa è un altra storia… to be continued..

Migliorare lo stile di vita e rafforzare il proprio sistema immunitario tramite dieta, esercizio fisico ed integrazione dovrebbe essere la notizia più eclatante, terroristica e manipolatrice per creare un cambiamento radicale difensivo da tutti i virus adesso conosciuti e quelli che conosceremo.

 

Nel frattempo niente panico e più consapevolezza, niente telegiornali e più porno!

Bibliografia

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