Esami ematochimici e valori alterati negli sportivi

TRANSAMINASI E CPK

In medicina, la presenza di transaminasi elevate, comunemente le transaminasi alanina (ALT o GPT) e aspartato (AST o GOT), è considerata un indicatore di danno epatico. Negli atleti, tuttavia, livelli elevati di entrambi questi enzimi sono, come i livelli elevati di creatina chinasi (CK), un mero segno di danno muscolare indotto dall’esercizio fisico.

Come i dati di uno studio del 1962 di Fowler, et al. indica che anche 15 minuti su un tapis roulant possono portare a livelli significativamente elevati di ALT(GPT) e AST(GOT).

Una corsa di 8k può aumentare ALT e AST di oltre il 150%. L’entità degli aumenti delle transaminasi dipendono probabilmente dalla suscettibilità degli individui alla disgregazione proteica indotta dall’esercizio, che è la vera ragione per cui gli enzimi che scompongono le scorie proteiche nel fegato sono elevati.

Anche nel caso degli enzimi della creatinafosfochinasi (CPK) alcuni medici non sono consapevoli della connessione e degli aumenti dei colori sierici in risposta ad allenamenti intensi.

La creatinchinasi (CK) o creatinfosfochinasi (CPK) è un enzima che svolge un ruolo fondamentale nelle funzioni energetiche a livello cellulare. Esistono tre forme (isoenzimi) dell’enzima CK:

  • CK-MM (localizzato principalmente nel muscolo scheletrico e nel cuore)
  • CK-MB (localizzato principalmente nel cuore, e in minor quantità nelle cellule del muscolo scheletrico)
  • CK-BB (localizzato principalmente nel cervello e nella muscolatura liscia: intestino e utero)

L’attività fisica è spesso associata a dolore muscolare, e si presenta uno o due giorni dopo, ciò viene detto DOMS (delay onset muscular soreness). L’aumento degli enzimi e delle proteine nel sangue sono caratterisitiche del DOMS e può trarre in inganno il medico, inducendolo a pensare ad una patologia renale

Il picco di creatinfosfochinasi (CPK) si ha 2-4 giorni dopo e dipende dal tipo di esercizio svolto e dal soggetto. Questo effetto è attenuato grazie alla ripetizione dell’esercizio, e all’adattamento all’attività fisica. Complicazioni metaboliche sono rare. Conoscere come gli enzimi si presentano nel sangue dopo l’esercizio fisico è molto importante nel momento in cui bisogna diagnosticare un disordine metabolico, e/o agire con terapie farmacologiche. 

È necessario aspettare 6-7 giorni senza esercizio fisico prima di interpretare un risultato elevato di CPK.

Piccola quantità di CK che si trova normalmente nel sangue proviene principalmente dal muscolo scheletrico. Ogni patologia che causa danno muscolare e/o interferisce con la produzione di energia muscolare o con il suo utilizzo, può provocare un aumento di CK.

Molte sono le patologie nelle quali la CK aumenta: malattie muscolari (distrofia muscolare progressiva, dermatomiosite e polimiosite, ipertermia maligna, rabdomiolisi ), esercizio fisico intenso, malattie cardiache (infarto acuto del miocardio, miocardite, dopo cardiochirurgia o defibrillazione), malattie del sistema nervoso centrale (ischemia, convulsioni), traumi, ustioni. Un aumento si può verificare anche nei soggetti in terapia con statine, utilizzate per la diminuzione del colesterolo.

OSSERVAZIONI

Anche se non dovresti mai prendere alla leggera le “cattive notizie” che il tuo medico potrebbe darti, è importante essere più critici e consapevoli per valutare se le alterazioni presumibilmente patologiche della creatinfosfochinasi (CPK) e delle transaminasi (ALT e AST) non siano solo dovute a causa dell’allenamento o sport. 

L’alterazione può essere semplicemente il risultato dato dall’esercizio fisico intenso fatto di recente, e prettamente di natura fisiologica.

Poiché CPK, ALT e AST possono rimanere elevati per circa una settimana, sarebbe meglio prendere almeno 10 giorni di pausa da allenamenti intensi prima di eseguire un nuovo test che confermi che le anomalie sconcertanti non erano altro che il risultato del tuo ultimo allenamento.

Se appare un valore molto fuori dal range sarebbe utile e indagare anche sul valore del GAMMA GT.

La gamma-glutamil transferasi, conosciuta anche come GAMMA GT o GGT, è un enzima presente principalmente nel fegato. Quando il fegato è danneggiato o il flusso di bile è ostruito la concentrazione di GGT nel sangue aumenta. È più utile per individuare malattie degenerative del fegato e danni del dotto biliare. 

Se la concentrazione di GGT è normale in una persona con un valori di transaminasi elevati è più probabile che la causa sia dovuta a microlesioni dei tessuti muscolari indotte dall’esercizio fisico.

La GAMMA GT viene utilizzato per lo screening dell’abuso di alcol (sarà elevato in circa il 75% dei bevitori a lungo termine).

Dal momento che il fegato rappresenta l’organo chiave nel metabolismo dell’etanolo anche il consumo di alcol aumenta i livelli sierici delle transaminasi, con rapporto AST/ALT superiore a 2:1. Quindi prima di effettuare il prelievo bisogna astenersi dal consumo di alcol da almeno 3gg. 

Se sei un bevitore accanito è inutile che ti fai le analisi, è più importante che prima ti curi…

Da non sottovalutare l’uso e l’abuso di farmaci, soprattutto antidolorifici, antibiotici, fans e creme cutanee antinfiammatorie, apparentemente innocui, che invece tendono ad elevare (e non di poco) il valore delle transaminasi, perchè epatotossici. I farmaci che ingeriamo vengono quasi tutti metabolizzati (ovvero trasformati) dal fegato. Questo comporta che si possono verificare dei fenomeni di intossicazione.

Uno dei più comuni casi è quello con il paracetamolo (Tachipirina®), usato come farmaco di prima automedicazione per abbassare la febbre. Sono noti da decenni gli effetti tossici del paracetamolo: “il paracetamolo è un potente farmaco ossidante e consuma le scorte del nostro più importante antiossidante: il glutatione. Quando questa molecola scarseggia, il paracetamolo svolge la sua potente azione epatotossica”. Come spiega il Dott. Roberto Gava nel suo articolo “Come ridurre i danni della Tachipirina”.

Eppure il paracetamolo viene consigliato tutt’oggi anche ai bambini piccoli e ai neonati, pur sapendo che sono poveri di sostanze antiossidanti (come il glutatione).

La tossicità epatica può essere legata anche ad altri principi attivi metabolizzati dal fegato, come gli antibiotici rifampicina e isoniazide.

Un altro problema è poi costituito dalle reazioni non prevedibili dovute alla sensibilità individuale, cioè al fatto che ciascuno di noi ha una diversa capacità di metabolizzare i farmaci. Si tratta di reazioni che possono colpire con qualunque farmaco: epatiti da nimesulide (Aulin®), assunzione dell’antibiotico amoxicillina con acido clavulanico, uno dei più comuni antibiotici utilizzati sia dai medici che dai dentisti.

Nel mondo sportivo si fa uso e abuso di antinfiammatori per alleviari i dolori muscolari, contratture e infiammazioni senza considerare gli effetti collaterali epatotossici che si possono instaurare in acuto e nel tempo.

Ad esempio una terapia antidolorifica “classica” con Tachipirina o altri famosi FANS solo dopo 2 giorni ti farà schizzare le transaminasi alle stelle e se magari vai a farti le analisi sotto richiesta del tuo medico (dimenticando questo piccolo fattore) ti ritroverai con la prescrizione di una ecografia epatica per sospetto danno al fegato, perchè avrai i valori delle transaminasi fuori range.

Bisogna sempre avere un quadro generale della situazione e pensare a tutte le possibili correlazioni con i valori degli esami alterati in base a quello che si è fatto nei giorni precedenti.

Aaaa dimenticavo.. il fegato è capace di attivare processi di auto-rigenerazione tutte le volte che viene danneggiato, da qualsiasi causa possa essere: farmaci, virus, alcol, alimentazione scorretta, intervento chirurgico, etc. È importante però che questa causa sia limitata nel tempo e non troppo aggressiva in acuto, altrimenti la rigenerazione può avvenire in maniera atipica e portare alla formazione di noduli che possono diventare un ostacolo alla circolazione del sangue e compromettere la sua corretta riparazione e rigenerazione.

Modificare il proprio stile di vita, limitare l’uso di alcol e l’assunzione di farmaci, migliorare la qualità della propria alimentazione, sono tutti fattori intrinsechi che andranno a migliorare tutte le funzionalità del nostro fegato, levandogli da dosso un bel pò di stress da sopportare. Vedetelo un pò come un vostro dipendente.. dovete farlo lavorare in armonia con le giuste dosi di compiti da svolgere nel tempo, senza sovraccaricarlo di troppo lavoro che invece lo porterà ad accumulare stress e a non completare i compiti più importanti entro le scadenze richieste.

CREATININA

La creatinina è il risultato della degradazione della fosfocreatina, e viene riversata nel sangue come scarto per essere infine filtrata nei reni e smaltita con le urine.

La conversione di una piccola parte di creatina in creatinina avviene costantemente, e dipende soprattutto dalla quantità di massa muscolare dell’individuo.

In un adulto, i valori normali di creatinina nel sangue sono compresi tra 0,6 e 1,3 mg/dl di sostanza. Dovrebbero essere valori costanti nell’arco delle 24 ore.

Essendo legata all’intensità dello sforzo muscolare, quando si deve fare un esame che prevede la misurazione della creatinina non si dovrebbe fare attività fisica e consumare carne rossa il giorno precedente al prelievo; anche l’integrazione in cronico con creatina aumenta le concentrazione plasmatiche e dare un esito superiore ai valori “normali”.

Livelli alti di creatinina nel sangue sono interpretati come causa di un mal funzionamento renale.

Nello sportivo questi valori sono spesso alterati, senza necessariamente indicare uno status patologico.

Nella maggior parte dei casi si tratta di alterazioni assolutamente fisiologiche indotte dalla stessa attività fisica intensa e continua, dalla massa muscolare del soggetto, dal tipo di alimentazione (iperproteica, consumo di carne rossa, etc) e dall’integrazione con creatina come supplemento.

I reni sani sono perfettamente in grado di smaltire elevate quantità di azoto ureico, quindi i suoi livelli sierici saranno perfettamente normali se il soggetto è ben idratato.

Una dieta iperproteica può risultare deleteria solo se la funzionalità renale è già in parte compromessa, ma non saranno le proteine a danneggiare un rene sano, al contrario una dieta ipoproteica può portare a un mal funzionamento renale dato dal poco apporto di amminoacidi essenziali, fondamentali per tutti i processi biologici ed il corretto funzionamento di tutti gli organi.

Quello che molti sottovalutano è che la maggior parte delle problematiche renali derivano invece da una ipertensione cronica dei vasi sanguigni (patologia molto diffusa al giorno d’oggi). Per mantenere la salute renale è fondamentale mantenere la corretta pressione del sangue.

Se i valori pressori presentano di base una massima di 130-140 (pressione sistolica) e una minima che supera i 90 (pressione diastolica) allora i reni stanno già soffrendo.

I reni esercitano un controllo sulla pressione attraverso l’azione degli ormoni renina-angiotensina, condizionando la vasodilatazione e la vasocostrizione.

Se, però, la pressione si alza, si assiste a una maggiore dilatazione dei vasi sanguigni, anche quelli renali, con un indebolimento degli stessi. I reni subiscono così un danno correlato alla ipertensione proprio dei vasi sanguigni.

Si entra così in un circolo vizioso che andrà a compromettere la loro funzione primaria di pulizia e purificazione dalle scorie prodotte fisiologicamente dal corpo, con l’accumulo di esse nei vasi ematici, portando nel tempo ad un’insufficienza renale e ad altre possibili complicanze patologiche.

Quindi, un altro fattore da indagare se i valori di creatinina sono alti è la propria pressione arteriosa, controllando se supera costantemente i valori di 130/90.

Conclusione

Va ben inteso che i nostri esami ematochimici vanno SEMPRE sottoposti all’attenzione del medico, e che qualunque alterazione presente va comunque interpretata dallo stesso. Ma bisogna mettere sempre alla luce l’intero quadro clinico e la valutazione dello stile di vita del paziente prima di trarre conclusioni affrettate.

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